I giochi d'acqua nel giardino di Ninfa
Monumento naturale regionale del Lazio, il Giardino di Ninfa, composto da Ninfa e Pantanello, per un totale di circa 110 ettari, si trova in provincia di Latina, nella località Ninfa. È un insieme di ruderi della città medievale, distrutta più volte e abbandonata nel XIV secolo, con vegetazione spontanea, di cui poi Gelasio Caetani e i suoi famigliari si presero cura arricchendolo con nuove piante da tutto il mondo. Ninfa è un unicum assoluto, a metà tra giardino guidato e spontaneo, più vicino al giardino all’inglese che all’italiana. Fa parte dei possedimenti medievali dei Caetani, che nel XV secolo comprendevano anche la vicina Sermoneta, il parco di Fogliano, e arrivavano fino a Gaeta. Ora è gestito dalla Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta Onlus.
La genesi del giardino
Nel 1917 Onorato Caetani, XIV Duca di Sermoneta, morì e lasciò la sua eredità ai cinque figli. Al quintogenito Gelasio, ingegnere e uomo colto, spetta Ninfa e, appena ne prende possesso, inizia importantissime opere di ripristino. Aveva già in mente l’idea finale del giardino e per lui era una sorta di riabilitazione dopo aver partecipato alla Grande Guerra. Per finanziare i lavori di ristrutturazione insediò a Ninfa un’azienda agricola, basata sulla coltivazione di un frutteto e di culture intensive, che comprendeva anche il vicino Parco di Pantanello e la palude di Piscinara, da lui prosciugata.
Gelasio ha inoltre finanziato restauri dell’ex-Municipio, per renderlo la residenza estiva della famiglia, di un vecchio edificio, per trasformarlo in foresteria, e delle mura dell’Hortus Conclusus, che poi delimitò con delle rose. I suoi progetti sono riportati con precisione nelle numerose lettere che scambiava con la madre Ada Wilbraham, donna disponibile e di buon gusto. Dal punto di vista estetico il primo passo è stato piantare cipressi nei punti importanti della città medievale, così da mettere in evidenza le vie e le costruzioni principali.
Nel 1922 Gelasio divenne Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, quindi non fu molto presente in Italia fino al 1925. In quei tre anni il giardino fu affidato alla madre Ada che iniziò a sostituire le culture agricole con alberi, arbusti e fiori, lavoro ripreso da Gelasio al suo ritorno in Italia, fino alla morte avvenuta nel 1934. Il giardino fu lasciato in eredità al nipote Camillo, morto in guerra nel 1941, e dopo di lui se ne occuparono i suoi genitori Roffredo Caetani e Marguerite Chapin: piantarono l’agrumeto e piante come le magnolie, gli avocadi e i bambù dell’Hortus Conclus. Marguerite ospitò molti personaggi letterari importanti in quegli anni, aumentando la fama del giardino.
Alla morte di Roffredo e Marguerite si occupò del giardino la figlia, Lelia Caetani, che rese il giardino uno dei più belli del mondo. Era una giardiniera e una pittrice. Il 14 luglio 1972 Lelia Caetani sottoscrisse l’atto costitutivo della Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta, l’ente che ora si occupa tuttora del Giardino e di altri possedimenti Caetani. La Fondazione diventò ente morale il 3 maggio 1978, con il Decreto del presidente della Repubblica n.311, e poté accettare l’eredità di Lelia, ovvero il Castello di Sermoneta, l’azienda agricola, il Palazzo ‘700esco a Tor Tre Ponti, il Giardino di Ninfa e altri beni fondiari e immobiliari. Dal 2015 il Giardino, con l’Università di Roma, sta portando avanti nuovi studi per portare alla luce altri resti archeologici.
Il giardino
Poiché l’obiettivo principale della Fondazione è la conservazione e, solo in secondo luogo, la fruizione solo metà del giardino al momento è visitabile dal pubblico. Seguendo il percorso ideato durante il periodo Covid, si entra nel giardino oltrepassando le doppie cinte murarie, fino a trovarsi davanti i ruderi della chiesa di Santa Maria Maggiore che conservano gli affreschi con Sant’Agostino e all’interno troviamo un esemplare dell’albero della nebbia. Subito oltre si entra in un quartiere abitativo, che ci porta verso la Chiesa e il Convento di San Giovanni e alla cosiddetta Casa Torre, circondata da piccoli aceri e con, sul davanti, un immenso noce Americano.
Proseguendo si percorre il Colle dei Meli, vicino alla sorgente delle Betulle, una delle due acque sorgive di Ninfa. Discendendo il colle si incontrano i Giochi D’acqua, con alle spalle la maestosa Torre di Ninfa con i suoi 32 metri di altezza. Passato il ponticello in pietra si possono ammirare vari esemplari di magnolie, e poi si arriva ad una via dove ci sono diverse specie di rose, a fioritura continua, sia a destra che a sinistra del percorso. Infine ci si immette su Via Pontis, una delle vie principali della città che collegava l’ingresso di Santa Maria Maggiore con l’altra uscita della città, attraverso il Ponte Romano.
Ci si immette poi sul Viale delle Lavanda, ideato da Lelia Caetani, che ci guida verso San Biagio e il piazzale del mercato, dove avvenivano anche le adunanze militari. Su dei ruderi di mura crollate è stato installato da Lelia un Rock Garden, cioè un giardino composto da rocce e piante basse e sempreverdi insieme, ora sostituito da un composé di fiori con vari momenti di fioritura, che da vita sempre a combinazioni diverse di colori e odori. Proseguendo sul viale delle lavande, si incontrano sulla destra dei Liquidamber. Alla fine della via si arriva al suggestivo ponte a due luci, fiore all’occhiello del parco: è di epoca medievale e presenta due arcate ed era una delle entrate principale della città. Collega al lato non accessibile del giardino ed è il primo punto che ci permette di ammirare le acque cristalline del fiume Ninfa. Seguendo il corso del fiume si incontra il Ponte Romano, costruito nell’Alto Medioevo dai Caetani. Proseguendo si trova il boschetto dei bambù, che sorge intorno ad un’altra sorgente di Ninfa, la cui acqua sgorga dal terreno, dando vita ad un piccolo torrente che sfocia direttamente nel fiume. Infine si trova il municipio, riconvertito in villa padronale nel primo Novecento, e la mastodontica torre, rimaneggiata più volte nel corso del Medioevo e che ora svetta nel giardino. È possibile ammirarla anche dall’altro lato del lago di Ninfa.
I giochi d'acqua
Il percorso dell’acqua dei giochi nasce all’interno della catena montuosa dei Monti Lepini, che si trova alle spalle del giardino, dove è presente un serbatoio che ha dato vita al lago di Ninfa, che si trova in una piccola depressione del terreno ampliata artificialmente dai romani attraverso sbarramenti. Dal lago nascono vari canali che sfociano sia nel Parco di Pantanello che nel Fiume di Ninfa. Un torrente in particolare sfocia nelle vasche dell’Hortus Conclusus che a loro volta danno vita ai torrenti che poi formano i giochi d’acqua. L’acqua dei giochi sfocia poi di nuovo nel fiume Ninfa. I giochi d’acqua sono un complesso di cascatelle che si trova tra il colle dei meli e la sorgente dei bambù.
Il cosiddetto “Colle dei Meli” è un angolo del giardino, vicino alle mura che danno sul lago Ninfa, subito dopo la Chiesa di San Giovanni. È stato creato per volere e su precise istruzioni di Lelia Caetani, presenta vari meli ornamentali che producono in estate piccole mele e in primavera fioriscono con sfumature che vanno dal bianco al rosa perlaceo, creando un’atmosfera idilliaca.
La sorgente dei bambù è una delle due acque sorgive di Ninfa: è una piccola fonte, con bacino di qualche metro, contornata da un canneto. Gli esemplari del bambù vengono dal vicino parco di Fogliano e sono più alti di 10 metri e producono una caratteristica melodia nelle giornate ventose.
Come già detto, tra il Colle dei Meli e la sorgente dei bambù, i giochi d’acqua sono una rete di ruscelli creati artificialmente che convogliano l’acqua dalle vasche dell’Hortus Conclusus. Ogni cascatella ha una diversa altezza e l’acqua cadendo produce un diverso suono. I giochi d’acqua sono stati creati da Gelasio Caetani nel primo ‘900 e conclusi da suo fratello Roffredo nella metà del secolo scorso. Roffredo era un fine musicista e si è occupato della musicalità dell’insieme dando vita ai suoni che ora possiamo ascoltare.
I corsi d’acqua di questi giochi danno vita ad alcuni stagni, uno sormontato da un ponticello in pietra, e altri due che prendono il nome di laghetti delle magnolie, in quanto circondati da varie specie di questi alberi. In particolare sono stati piantate 30 magnolie a foglie a decidue da Lelia Caetani, tra il 1950 e il 1972, come la Magnolia cambelli e la magnolia liliflora.
Ascoltiamo insieme
Il suono ascoltato è prodotto dalla caduta dell’acqua della prima cascatella dei giochi d’acqua, da un bacino più grande l’acqua arriva ad un bacino più piccolo.
Registrato il 10 Ottobre 2020, 16:27
Il suono ascoltato è prodotto dalla caduta dell’acqua della seconda cascatella dei giochi d’acqua, da un bacino più grande l’acqua arriva al primo torrente.
Registrato il 24 Ottobre 2020, 12:41
Il suono ascoltato è prodotto dalla caduta dell’acqua da un torrente dei giochi d’acqua, da un torrente più grande l’acqua arriva ad un torrente più piccolo.
Registrato il 24 Ottobre 2020, 12:50
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